Trojský Zámek

Oggi abbiamo approfittato del primo giorno del Weekend dei Giardini Aperti (Víkend otevřených zahrad), a Praga, per visitarne almeno uno.

Seguento le solite semplici regole, la scelta è ricaduta su quello che – dalle foto – pareva essere il più grande e bello: Trojský Zámek (Il Castello di Troja).

Il castello si trova di fronte allo zoo: premunitevi di tanta santa pazienza o di 200 corone se preferite parcheggiare in vicinanza.
Sì, allo zoo triste il parcheggio si paga come un ingresso adulti: 200 corone per giorno interno. Impossibile pagare a ore.
Spero vivamente lo facciano per incentivare le visite cui mezzi pubblici, e non per spremere i turisti.

Excursus a parte, c’è chi coi mezzi pubblici non ci può andare facilmente – come il sottoscritto coi due bimbi. In questo caso si paga o ci si adatta. Io ho parcheggiato vicino all’Ambasciata Bielorussa, lì i parcheggi sono gratuiti – a trovarli.

La freccia indica l’ingresso di fronte allo Zoo, la P dove abbiamo parcheggiato. Il Castello ha un altro ingresso a sud, in riva al fiume, raggiungibile a piedi.

Tornando al castello, il suo parco è veramente grande e ben curato. Ci sono labirinti di cespugli, qualche fontana, il classico viale d’ingresso (da sud) che attraversa il parco portando alle scale principali. Pare d’essere in una fiaba.

Ma come mi han fatto gentilmente notare i due pargoli, a differenza che a Hrad Kost , qui mancava la principessa.

Quella dovete portarvela da voi.

Sul Treno a Vapore – Parní Vlak Ferdinand

Comincia l’estate, cominciano i weekend dai 25 gradi in su, e con questi il mio risveglio dal letargo invernale.

La Repubblica Ceca si riempie di colori, ricominciano eventi e manifestazioni all’aperto più o meno interessanti.

A me però di eventi e manifestazioni interessanti me ne frega ‘na cippa – ché due bimbi piccoli son già sufficente fonte di stanchezza – quindi mi butto a cercare qualcosa da fare per stancare loro nel weekend, basandomi su poche, semplici regole – nell’ordine:

  1. deve piacere a me
  2. deve piacere ai bimbi
  3. deve piacere alla moglie (aka: příroda, příroda, příroda!!! )
  4. non si deve faticare troppo
  5. non deve costare un’iraddiddio
  6. opzionale: se si può far pratica con la nuova fotocamera è meglio

Venerdì sera, inserendo i parametri nel mio personale motore di ricerca (Mia moglie. E non pensate male.) il risultato è stato qualcosa tipo:

Domani. Treno a Vapore. Tutto il giorno. Si sta seduti – anche troppo.  Si fanno foto. Si cammina in natura – non troppo. Costo accessibile.

Insomma České Dráhy organizza – dalla primavera all’autunno – viaggi su diversi treni e carrozze storici. Trovate tutte le informazioni nella sezione Nostalgia del sito České Dráhy

E quindi sabato mattina partiamo alla volta di Praha-Braník, dove alle 8:30 ci aspetta un treno a vapore che di nome fa Ferdinand. Destinazione Vlašim, città che comunque non avrei mai visitato altrimenti.

Qualche pensiero sparso: c’è gente vestita a tema – fantastico! Il treno è fico, ma fico fico- Le carrozze pure, non fosse che per fare i 63 Km che separano Praha da Vlašim ci impieghiamo 4 ore. Il treno è trainato da Ferdinand e spinto da una vecchia locomotiva diesel non abbastanza fica per avere un nome – mi pare. C’è tanto fumo, tantissimo fumo – tanto che dal primo Giugno Ferdinand non potrà più entrare nelle Hospode. C’è anche tanta cenere che nemmeno gli occhiali da sole fascianti proteggono gli occhi dalle irritazioni – ma ci piace così, è parte del godimento. I bambini sono impazziti per tutte le 4+4 ore di viaggio. Vlašim è… insomma, c’è di meglio.

 

“Salute!”, ma anche no

Sono a Praga da oramai due anni e mezzo e non ne avevo ancora scritto, perché in fondo convinto fosse una mia personale para.

Invece no, avevo proprio ragione: a Praga se starnutisci nessuno ti dice “Salute!”. E non parlo degli sconosciuti ovviamente. Anche oggi per l’ennesima volta un collega ha starnutito, ed io per l’ennesia volta ho detto “Na zdraví!” senza risposta alcuna. Poi mi son preso la briga, finalmente, di chiedere ai miei colleghi.

In effetti, mi han detto che non è abitudine farlo, perché per qualcuno la cosa può risultare imbarazzante. Insomma, dicendo “Na zdraví!” calchi sul fatto che uno è malato, che ha starnutito. Il galateo, in effetti, prevederebbe che chi starnutisce si scusi, non che gli altri lo facciano notare in alcun modo. Ma… seriamente: cechi che parlano di galateo?

Eppure in Italia non ci facciamo tali problemi, e in Slovacchia l’abitudine al “Na zdravie!” è così radicata che mia moglie si offendeva spesso – agli inizi della nostra relazione – se non pronunciavo le magiche parole dopo uno strarnuto. Questa cosa mi ha così impressionato da far diventare il mio “Na zdravie” assolutamente automatico: un riflesso (in)condizionato.

Sono passato allora nell’ufficio a fianco, dove c’è un collega slovacco che vive qui da anni, e gli ho chiesto se ha mai notato la cosa. Mi ha confermato di essersi chiesto più volte perché i cechi non dicono “Na zdraví!”.

Una nuova, piccola differenza fra i cugini slovacchi e cechi.

In ogni caso, mi vien detto che spesso i cechi dicono “Je to pravda!” (è la verità!) se si starnutisce mentre si sta parlando. Dicono che, in tal caso, significa che quello che stai dicendo è vero.

Insomma, sono un po’ strani anche loro, a volte 😉

 

Senza vergogna

In senso buono, diciamolo.

Che qui nessuno si fa problemi a sedersi al tavolo con te se al ristorante non ci sono altri posti. Succede a Ceske Budejovice, come a Praga o a Celakovice; succede ovunque.

Magari solo nelle hospode e nei ristoranti alla buona, non cetrto all’Aureole, ma succede, e spesso.

All’inizio la cosa mi disturbava: se sto mangiando da solo, seduto a un tavolo da quattro, mi lasci da solo, punto.

Ma volta dopo volta, posto ceduto dopo posto ceduto, ci ho fatto l’abitudine. Così tanto, che non provo più vergogna a chiedere di sedermi, nel caso in cui quello senza posto sia proprio io.

Solo nelle ultime tre settimane:

  • mi han chiesto di sedersi al mio tavolo in quattro. Io ero da solo su un tavolo da quattro, loro in quattro… han preso una sedia da un tavolo vicino, l’han messa a capotavola e voilà, tutti amici per cinque minuti.
  • una coppia (lui/lei) ha chiesto a me e a un amico di sedersi al tavolo con noi per pranzo, ché il locale era pieno.
  • ho chiesto a una coppia di anziane signore di pranzare con loro, visto che io e un amico non avevamo troppo tempo e di tavoli liberi non ce ne erano.

Ecco, i cechi mi han cambiato, anche in meglio.